La città di Milano registrerà nel prossimo decennio una trasformazione profonda nei suoi caratteri insediativi e fisici registrando con molto ritardo ciò che la città è di fatto diventata già dai primi anni novanta; è già da allora che i fenome...Il capoluogo lombardo tra passato e futuro.
Sorgente: La Repubblica Milano, il futuro lontano dal centro
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Si è creata una nuova alleanza tra l’imprenditoria privata e l’amministrazione pubblica che ha favorito, anche con la realizzazione di importanti infrastrutture, di tracciare un cammino per la definitiva ripresa. Le nuove soluzioni urbanistiche hanno come obiettivo quello di recuperare le vecchie zone industriali dismesse per restituirle ai cittadini
La skyline di Milano nei prossimi setteotto anni è destinato a cambiare radicalmente. Ma a cambiare non sarà solo il profilo, la linea del cielo. I tanti progetti in cantiere a cui stanno lavorando le grandi firme dell'architettura nazionale e internazionale, contribuiranno a cambiare l'identità stessa della città, immobile per tanti, troppi anni sul piano della trasformazione urbana. Il primo segnale di questo risveglio è il polo fieristico di RhoPero, firmato da Massimiliano Fuksas. Inaugurato nel 2005, è entrato a pieno titolo nei libri di storia dell'architettura come opera di grande bellezza e, insieme, come testimonianza del "rinascimento" milanese che dai tempi della Torre Velasca (costruita tra nel 1958) e del Grattacielo Pirelli (battezzato nel 1960), non ha saputo esprimere altro.
«Mentre la città cambiava pelle, da città industriale a città di produzione di servizi immateriali - racconta Paolo Caputo che con il suo studio gioca un ruolo importante in diversi grandi cantieri della Milano futura - non c'è stato in parallelo un reale cambiamento delle strutture fisiche. Come invece è accaduto per esempio a Parigi, Berlino, Barcellona, Londra e Lisbona. Tutte capitali che hanno capito che la competizione mondiale non è più tra stati, ma tra città». Milano, ci è arrivata alla metà degli anni novanta a mettere a punto strategie di trasformazione fisica del proprio territorio. «Un appuntamento - continua Caputo - che era storicamente ineludibile, e che la città è riuscita a rispettare perché si è creata una nuova alleanza tra l'imprenditoria privata e l'amministrazione pubblica». Insomma, anche all'ombra della Madonnina si è finalmente capito che la città doveva essere costruita su indirizzi e controllo da parte della mano pubblica, ma sull'operatività dell'imprenditoria privata. Quelli che in linguaggio tecnico si chiamano Pii (programmi di intervento integrato).
Ne sono nati tanti e anche se all'occhio dei non addetti ai lavori possono sembrare realizzazioni in ordine sparso, un esperto come Caputo ci aiuta a guardarli con una filosofia coerente e razionale. «La cosa fondamentale è che è stato messo a fuoco circa una ventina di anni fa e oggi quasi completamente attuato, l'adeguamento del sistema infrastrutturale: l'hub di Malpensa e la definitiva realizzazione del passante ferroviario che attraversa la città da nord a sud. Questo ha consentito un allargamento dello sguardo e una capacità di immaginare la città in maniera diversa. Ha rotto la dialettica tra centro vitale e periferia. Tradizionalmente piccola, introversa e concentrica, con una classe dirigente che non amava guardare oltre la cerchia dei Navigli, la città si è aperta: si cominciano a immaginare più centri in cui spostare nuove parti della città».
A cominciare da Santa Giulia - il più grande progetto urbanistico d'Europa e il più importante intervento di riqualificazione urbana del nostro Paese dal dopoguerra a oggi - che sull'asse del trasporto pubblico creato dal passante, diventerà la porta d'ingresso sudest (la porta nord è rappresentata dalla Bovisa, e in mezzo c'è l'area Garibaldi Varesine). La realizzazione di Santa Giulia, definita una città nella città, porta il marchio di fabbrica di Risanamento, società che fa capo a Luigi Zunino.
Il progetto è firmato da Norman Foster in collaborazione con gli architetti Paolo Caputo e Giovanni Carminati, che hanno coinvolto tante altri grandi nomi dell'architettura per ridare vita a un'area industriale dismessa in cui un tempo c'erano gli stabilimenti Montedison e le Acciaierie Redaelli. E che è in una posizione strategica: a quattro chilometri in linea d'aria dal Duomo, attaccata all'aeroporto di Linate, collegata attraverso la linea tranviaria e della metropolitana (in più diventerà l'unica stazione milanese dell'alta velocità). «Non sarà un quartiere dormitorio, ma un nuovo centro cittadino in cui vivere - spiega lo stesso Foster - dove ci saranno negozi, strutture commerciali e di servizio, asilo, scuola e persino una chiesa. Cinque alberghi (di cui uno già in costruzione su progetto di Aldo Cibic & Partners), il quartier generale di Sky e un centro congressi che verrà dato al comune di Milano. Il tutto immerso nel verde e con un parco di 35 ettari».
Risalendo l'asse del passante ferroviario, entriamo dunque in città per raggiungere l'area GaribaldiRepubblicaVaresine, a cui si è aggiunta di recente l'ex zona industriale di Isola Lunetta. «Scalo ferroviario dismesso, nel tempo l'area ha anche ospitato un luna park. Dagli anni settanta a oggi, la zona è diventata fatalmente un simbolo del vuoto urbano», dice Manfredi Catella amministratore delegato di Hines Italia, il gruppo che si sta occupando di colmare quel "vuoto urbanistico" e farlo dialogare con il resto della città, attraverso un progetto che coinvolge 25 architetti (da Cesar Pelli a Stefano Boeri, da Paolo Caputo a Cino Zucchi e Pier Luigi Niccolini). Sarà il luogo di eccellenza delle attività che hanno fatto la nuova Milano: il fashion, il design, la comunicazione e la finanza. Non a caso è previsto che il Politecnico, la Bocconi e la Cattolica trasferiscano nella zona, i loro corsi postuniversitari.
Ma ci sarà anche un polo espositivo, il nuovo grattacielo della regione e nuovi uffici del comune. «Le strade passeranno o sopra o sotto a quella che diventerà la più grande area pedonale centrale d'Europa. Mentre la Biblioteca degli alberi rappresenterà il terzo parco milanese», promette Catella. A proposito di verde, l'altro progetto di riqualificazione della Milano futura è Citylife che riguarda l'area della "vecchia" Fiera. Belle e di effetto le tre torri disegnate da Arata Isozaki, Daniel Libeskind e Zaha Hadid che con Pier Paolo Maggiora hanno firmato il progetto (che prevede la costruzione di residenze, uffici, strutture ricettive e il museo di arte contemporanea), ma gli abitanti del quartiere lamentano una eccessiva "colata di cemento" e poco spazio dedicato al verde. Dopo le loro vibrate proteste forse saranno accontentati.
E arriviamo alla porta nord: fermata Bovisa. Qui la Milano futura vedrà la creazione di un polo dell'innovazione e della cultura. C'è già il Politecnico (ingegneria, architettura e design), la Triennale, l'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. E presto arriveranno il Conservatorio e l'Accademia di Brera. Ma il rinascimento urbanistico di Milano e delle sue periferie, che diventeranno parte integrante della città, vede un'altra importante testimonianza: il gruppo Zunino ha chiamato il grande architetto Renzo Piano a dare nuova vita all'ex area Falck di Sesto San Giovanni.
